di Marco Ghelfi
All’ultima edizione del Villaggio della Birra a Bibbiano, lo scorso settembre, tra i birrifici belgi presenti c’era anche il Den Hopperd di Ramsel, un piccolo paesino della provincia di Anversa, nelle Fiandre. Abbiamo incontrato Bart Desaeger, il proprietario, e ci siamo fatti raccontare qualcosa su di lui e le sue birre per gli amici di Fermento Birra.
Bart, partiamo dall’inizio. Com’è cominciata la tua avventura da mastro birraio?
Ho frequentato l’Università della Birra a Lovanio, dai diciotto ai ventidue anni, e già in quel periodo facevo i primi esperimenti casalinghi. Una volta terminati gli studi ho pian piano rimesso a posto la vecchia casa di campagna dei miei futuri suoceri. E’ lì, nel 1996, che è nato il birrificio. Oggi produco nella mia casa di Ramsel, dove da poco ho anche aperto un piccolo pub in cui vendo le mie birre alla spina.
Cosa significa per te fare birra?
Potrà sembrare strano, ma produrre birra rimane fondamentalmente un hobby. Lavoro da ormai diversi anni come tecnico di laboratorio presso il birrificio Duval, ed è questo che considero il mio impiego principale. Creare nuove birre mi diverte, amo seguire in prima persona la produzione ed è per questo che ho deciso di mantenere una dimensione piuttosto piccola. E ciò nonostante le richieste di maggiori quantitativi non manchino.
A quanto ammonta la tua produzione?
Produco all’incirca 250 ettolitri ogni anno, brassando un paio di volte al mese.

Le materie prime che utilizzi provengono unicamente da agricoltura biologica. Da dove la scelta?
Anzitutto credo in questo tipo di coltivazione, che mantiene integre le qualità degli ingredienti. Non vi nascondo però che la decisione di dedicarmi in maniera esclusiva a produzioni biologiche è stata dettata anche dal grande interesse che esiste in Belgio verso questo mondo. E’ stata una scelta ragionata insomma, un modo per specializzare la mia offerta.
Hai avuto modo di assaggiare qualche birra artigianale italiana, e se sì, che impressione ne hai avuto?
Ad eccezione di quelle sentite qui al Villaggio della Birra non ne conosco molte a dire il vero, anche perché in Belgio non è che si trovino tanto facilmente. Mi hanno comunque fatto una buona impressione. So che quello italiano è un movimento in grande crescita, l’entusiasmo e la voglia di far bene non mancano. E per quanto ho potuto sentire neanche i risultati.
Quali le principali differenze con il Belgio, fatta esclusione ovviamente per la vostra tradizione secolare?
Credo che da noi fare birra sia più semplice perché, a quanto ho potuto capire parlando con altri birrai, nel nostro Paese esiste una maggiore facilità di accesso alle materie prime. C’è poi un cultura birraria più radicata, e penso che anche questo aiuti nel proporre certi prodotti al pubblico.
Nelle tue birre utilizzi anche ingredienti non esattamente tradizionali, come ad esempio il ginseng. Come nascono le
ricette?
Mi diverte stare in cucina e sono un grande amante delle spezie. Mi piace fare delle piccole prove con tutto quello che mi capita sotto mano, e quando il risultato mi convince.. ecco una nuova birra!
Ed è da qui che deriva anche il nome Kameleon, giusto?
Esatto… Nessuna delle mie birre è uguale all’altra, sono in continuo cambiamento. Proprio come un camaleonte!
Qualche particolarità del processo produttivo?
Direi il controllo finale sulla pressione delle birre (dice ridendo). Facendo rifermentazione in vetro è piuttosto alto il rischio di scoppio per cui, onde evitare danni nei negozi, faccio delle prove con alcune bottiglie tenendole in casa in un ambiente caldo. Se non esplodono posso venderle tranquillo!
La tua tipologia preferita?
Nessuna tipologia in particolare in realtà. Sono un amante delle birre ben luppolate, questo sì..
Progetti per il futuro?
Quella attuale è la dimensione che voglio mantenere anche perché, come ti ho detto, fare birra per me rimane fondamentalmente un hobby. Mia moglie si sta appassionando ai fornelli, e nel giro di poco abbiamo intenzione di aprire nel nostro pub anche una cucina vera e propria. Ho un figlio di sei anni, che da grande mi ha già detto voler fare il cuoco. La scelta sarà sua, ma non si sa mai…




La Scires è una birra speciale per vari motivi a partire dagli ingredienti. Per produrla sono utilizzate ciliegie di due varietà (il durone e la quasi dimenticata moretta, entrambe di Vignola e da agricoltura biologica) mentre in maturazione vengono aggiunte schegge di rovere di diversa tostatura per affinarne il sapore. Un’altra particolarità è data dall’aggiunta al mosto di una percentuale di innesto (o “madre”) a fermentazione acida ottenuta partendo dalla birra Prima, storica scura del Birrificio Italiano. Dunque una base di birra in stile bock, la nota Bibock del birrificio Italiano viene tagliata con una birra a fermentazione spontanea cioè prodotta grazie all’azione di lieviti e batteri presenti nell’aria. Solitamente tali organismi (brettanomyces e batteri lattici su tutti) sono l’incubo di ogni birraio ma in questo caso come per le birre lambic, se sapientemente utilizzati possono dare risultati sorprendenti. L’ultimo tocco è dato da un dolce dry hopping con luppoli aromatici tedeschi leggermente ossidati. La birra così prodotta matura a temperature molto basse, in tal modo, l’azione dei batteri selvaggi viene inibita e rimandata alla fase di imbottigliamento.
DegustaBirra 2008 è una rassegna, svolta all’interno della Fiera Centenaria di San Agostino, che raccoglie una ventina di produttori di birra artigianale.
Anche quest’anno si terrà a Seravezza la Festa della Birra Artigianale. Ars Birraria in collaborazione con il Caffé della Piazza e la Pro Loco di Seravezza, ripropongono tre serate per celebrare e promuovere un modo diverso di gustare la birra.