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Open Baladin |
Fermentazione: Alta |
La birra
“Birra open source”, “birra da condividere”, ”birra da pub come quella di una volta”: uno (Teo) che fa una birra così può dire tutto quello che vuole: chi mai potrà controbattere? E’ una birra, mi permetto di aggiungere, che oltre a tutto quello detto in precedenza contribuisce anche ad “open the mind”: è uno spettacolo. Tralasciando gli elogi per la perfetta costruzione, è birra che nel suo stile potrebbe tranquillamente fare range: bella, bellissima schiuma, cremosa e compatta, che dura una vita; bel colore dorato leggermente aranciato e lievemente opalescente. Nel naso ci trovi tutto quello che hai desiderio di trovare in una americana pale ale: l’agrumato dell’Amarillo e il floreale del Cascade, il rustico del lievito, insieme ad una sensazione speziata ricca e pungente. Difficile trovarne di birre con questa ricchezza olfattiva. Il corpo ti “aggredisce” con la sua varietà: anche qui si comincia con un netto spunto agrumato, l’accompagna l’astringente del pomplemo, e si vira poi velocemente sul luppolato andante, che fa razzia di tutto il resto, sequestrando a lungo lingua e palato. E sembra non finire mai: è lunga, lunga, lunga, persistente nell’amarezza, ma anche rotonda e consistente; una volta sparito il luppolo, il palato conserva sensazioni morbide e “tranquille”. La frizzantezza diffusa ed equilibrata è un valore aggiunto, casomai ce ne fosse ancora bisogno. Birra per “socializzare”: senza dubbio, i pub che la inseriranno nella propria carta delle birre faranno sicuramente il botto (le birre concorrenti, penso, si troveranno molto in difficoltà nel confronto); ma si beve splendidamente anche da soli, con un indiscutibile vantaggio: da soli una bottiglia dura di più…
Assaggiata in bottiglia il 25/03/2009
scheda di Alberto Laschi





