Birra italiana

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Il fenomeno della birra artigianale italiana

di Lorenzo “Kuaska” Dabove

 

Meno di quindici anni fa era il deserto, di birra italiana di qualità nemmeno l’ombra e per poter trovare una birra decente, servita in modo appropriato, bisognava cercare una trappista belga in uno di quei rari pub gestiti da un titolare appassionato e competente. Oggi le cose sono radicalmente cambiate. Stiamo vivendo un momento magico ed esaltante che è sotto gli occhi di tutti. Microbirrifici e brewpub nascono come funghi, le nostre birre artigianali si trovano sempre più frequentemente, non solo nei luoghi specializzati come pubs e beer-shops ma anche nei templi del vino come enoteche, wine-bar e, dulcis in fundo, ristoranti di alto livello nei quali chef stellati hanno da tempo inserito una carta delle birre a fianco della tradizionale carta dei vini. Le birre artigianali sono diventate le protagoniste di sempre più numerosi eventi, come degustazioni pubbliche, corsi di cultura e grandi rassegne nazionali ed internazionali, che richiamano una folla di appassionati birrofili, siano essi neofiti o già sperimentati. Interviste, articoli, dibattiti, interventi in trasmissioni radiofoniche e televisive si susseguono a ritmo incalzante. Anche i media stranieri si stanno interessando al nostro fenomeno, basti pensare che nei soli primi tre mesi del 2008, ho già scritto ben quattro articoli per prestigiose riviste americane come The New Brewer ed Ale Street News. Ma come nasce tutto questo? Penso che a questo punto una breve cronistoria sia perlomeno doverosa.

A parte due episodici esempi a metà anni ottanta a Sorrento e sul Lago di Garda, si può situare la nascita del movimento della birra artigianale nel nostro paese in un anno ben preciso, il 1996. Proprio in quell’anno infatti nascono i primi birrifici, per la maggior parte nel nord, grazie a un pugno di appassionati pionieri, quasi tutti provenienti dalla birrificazione casalinga, che, ognuno con la propria storia alle spalle, tentarono l’avventura dopo viaggi illuminanti nei paesi di lunga tradizione birraria. Aver visto in caffé belgi, pub britannici, biergarten tedeschi e pivnice cecoslovacche, folle di felici e fortunati clienti godersi birre fresche prodotte direttamente nel locale, fu una vera e propria rivelazione per i nostri ragazzi, la molla che fece poi scattare l’intenzione ed il coraggio di lanciarsi in un’esaltante scommessa. I primi produttori come il piemontese Teo Musso del Baladin ed il lombardo Agostino Arioli del Birrificio Italiano iniziarono con interpretazioni di stili birrari legate ai paesi che avevano conosciuto ed amato, rispettivamente il Belgio e la Germania. Ben presto cominciarono però a sviluppare idee e ricerche così personali da portarli a creare birre innovative di spiccata originalità.

Poco più di dieci anni dalla nascita del movimento, possiamo orgogliosamente parlare di un vero e proprio “Made in Italy” che, in attesa di imminenti produzioni con malto e luppolo autoctoni, si manifesta principalmente in nuove tipologie come le birre alle castagne, al farro, alla frutta e legate al mondo del vino. Abbiamo una trentina di birre alle castagne, ognuna diversa perché prodotta con varietà locali e per di più utilizzate in modi differenti, secche, arrostite, affumicate e così via. Abbiamo svariate birre al farro, birre alla frutta di grande qualità come la Quarta Runa e la Garbagnina entrambe del Birrificio Montegioco con le pesche di Volpedo e la ciliegia detta Bella di Garbagna e birre legate al vino, sia maturate in botti di rovere come la Panil Barriquée Sour dell’emiliano Renzo Losi, figlio di un produttore di vino, sia tramite utilizzo della sapa (mosto cotto) di Cannonau da parte del sardo Nicola Perra del Birrificio Barley oppure fermentate con lieviti da vino o da champagne come ad esempio amano fare i piemontesi Teo Musso del Baladin e Marco Marengo del Birrificio Citabiunda. Oggi possiamo contare circa 250 produttori tra microbirrerie e brewpub, ancora più concentrate al nord ma ormai ben presenti in tutto il territorio, isole comprese.

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