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Birre della Merla 2012: l’inverno è arrivato, in alto i calici!

gennaio 25th, 2012 inserito da Gabriele Triossi

"Winter is coming", è lo slogan di una fortunata serie tv, e per fortuna diciamo noi. Infatti con l’inverno arriva uno degli appuntamenti più interessanti del panorama italiano: Le birre della Merla, kermesse giunta ormai alla sua quinta edizione. Un evento per chi ha pelo sullo stomaco, nel senso di un bel pelliccione o similia: come da tradizione l’evento avrà luogo nei giorni più freddi dell’anno, dalle 18 di venerdì 27 alla sera di domenica 29, i giorni della Merla appunto, all'interno, ma soprattutto all’esterno della Locanda del Grue (loc. Palazzina n.6, Strada Tortona-Garbagna, Alessandria). Infatti oltre agli spazi interni della locanda, sempre disponibili per una ricarica di tepore, come al solito all'aperto sarà allestito il punto di somministrazione birra e cottura carni. Come da copione il birrificio ospite sarà Montegioco di casa a pochi chilometri di distanza dalla Val di Grue, rappresentato dai suoi Riccardo, Piter e Paolo mentre sono confermate le partecipazioni di altri nomi illustri e relative birre come Beppe del Bi-Dù, Cesare di Orso Verde, Dano di Troll e delle new entry Schigi e Zanda di Extraomnes. Oltre all’ottima scelta birraria saranno disponibili una gustosa proposta gastronomica, due interessanti laboratori e musica rigorosamente live. 

 

 

I laboratori avranno invece come protagonista l’inesauribile Kuaska, come al solito sugli scudi (speriamo che la voce non risenta del freddo). Sabato alle 17 il nostro prode genovese, ma belga d’adozione, sarà protagonista del “laboratorio della Nicchia” che vedrà l’abbinamento tra prodotti della zona e alcune delle birre della manifestazione. La parte mangereccia vedrà come protagonisti i Cotechini alla Mummia del podere Il Santo, Salame dello zio Pigi alla Demon Hunter, il Lardo della Cascina Capanna e una selezione di tre formaggi sopraffini di Luca Montaldo (euro 20 prenotazioni alla Locanda del grue 0131 884721 oppure 335 6786100). Il secondo laboratorio avrà luogo domenica e si tratterà di un incontro tra due grandi nomi della birra italiana, su un tema assolutamente all’altezza: Kuaska e Schigi si affronteranno infatti in un pranzo dal titolo “birra contro vino”(40 euro, prenotazione obbligatoria). Per quanto riguarda la musica live è confermata per venerdì alle 22 il concerto degli Hungry Hearts.

 

Non resta che concludere con la raccomandazione dell'organizzazione: accorrete numerosi, assetati e ben coperti!

 

di Gabriele Triossi


Dal Belgio due novità editoriali dedicate ai formaggi e alle Geuze

gennaio 25th, 2012 inserito da Fermento Birra

Dal Belgio, questa volta, non birre, ma libri, che parlano, ovviamente, di birre (e non solo). La casa editrice che li pubblica è la medesima, la Lannoo, e questi due libri dovrebbero essere i primi di una serie dedicata al ricchissimo, anche di storia, mondo della birra belga.

 

Il primo libro è scritto a quattro mani: quelle di Ben Vinken, beer-sommelier e curatore del periodico birrario Beerpassion, e di Michel van Tricht, uno dei più famosi affinatori di formaggi in Belgio, titolare di uno dei migliori negozi di formaggi in Europa, a Berchem, 10 km. da Anversa. I due si sono messi a tavolino e hanno studiato il miglior abbinamento possibile fra 50 birre belghe e altrettanti formaggi (da qui il titolo del libro, "50 accords Biéres & Fromages").

Un bel percorso, per il quale Ben Vinken ha scelto non le “migliori” 50 birre, ma quelle più “conosciute” e/o più facilmente reperibili (ciò non toglie che fra le 50 non ci siano comunque  delle assolute eccellenze birrarie). Michel Van Tricht invece ha tirato fuori dal suo monumentale archivio altrettanti formaggi che vi si potessero accostare. Una bella panoramica, tante notizie interessanti, importanti indicazioni di metodo.


L’altro libro l’ha scritto un personaggio altrettanto conosciuto, nella sua doppia veste di birraio e scrittore di birra: Jef Van Den Steen, mastro birraio di Glazen Toren e autore di molti libri a carattere birrario. L’ultima sua fatica letteraria porta il titolo "Geuze & Kriek: The secret of lambic beer", 226 pagine ricche di informazioni, di storia, di curiosità, tutte legate al magico e molto complesso mondo del  lambic e dei suoi (ormai pochissimi) produttori. Frutto di sei anni di studio e di frequentazioni del Pajottenland, il libro fornisce anche molte schede relative a birre e birrifici della zona. Disponibili entrambi su Amazon, sono scritti sia in inglese che in francese: avendo già avuto l’occasione di sfogliarli, posso dire che entrambi sono facilmente e fruttuosamente consultabili, ance se non si è dei poliglotti.

 

 

di Alberto Laschi


Consigli utili su come abbinare politica e birra

gennaio 24th, 2012 inserito da Fermento Birra

Un'immagine di altri tempi l'ormai famoso scatto rubato a Bersani intento a scrivere il discorso per l'assemblea nazionale di partito, con davanti la sua pils artigianale (pare sia la Scik Pils di Birra del Borgo) bevuta in solitaria nella birreria romana Open Baladin. Una foto scattata con l'intento di sbeffeggiare e rimarcare la solitudine di un uomo e di un partito, un gesto che in realtà si è trasformato nel più classico dei boomerang. In effetti, il titolo che suggerisce quel quadretto (la foto di scarsa qualità regala un notevole effetto pittorico impressionista), pare tutt'altro che "Compagni di bevute cercasi", quanto piuttosto "Siam mica qui a scaldar la birra", slogan che in Puglia diventerà addirittura il manifesto della campagna elettorale, puntando su un'immagine che evoca passione ed umanità.

 

Riflessioni politiche a parte, la notizia ha suscitato in noi una domanda. Ma quali etichette birrarie amano i nostri parlamentari? Con ironia abbiamo provato a buttare giù un possibile abbinamento birra-politica:


Levante del birrificio Statale Nove
La birra che non doveva mai mancare nella cambusa della Icarus II, la barca a vela di Massimo d'Alema (oggi in vendita). Certo è che il Levante, vento che soffia dall'Est, da tempo aveva smesso di gonfiare la sua randa.. 


Rebelde del Birrificio Orso Verde
Se ancora (r)esiste qualche politico dall'animo rivoluzionario, sicuramente beve questa birra, la notte magari, sfogliando sdraiato nella stanza semibuia un consumato volume trotzkista. Da bere in quantità, tanto per la notte ci sono gli urinali sotto il letto.

 

Celtic Mater del birrificio Elav
Ogni leghista che si rispetti rende omaggio ai suoi avi stappando una birra in loro nome. Perfetta sposa delle ricche grigliate nei raduni di partito, si esalta con la cacciagione, meglio ancora se di orso.


L'Equilibrista del birrificio Birra del Borgo
La birra preferita dai politici che sanno sempre rimanere al loro posto. Amata soprattutto da quei centristi che non si scompongono e che riescono ad andare avanti nonostante tutto. Immancabile nel frigo di casa Prodi, durante il suo secondo governo.

 

SuperanAle del birrificio Bi-du
Birra per i politici “moderni”, sia di destra che di sinistra. Birra pericolosa: con i suoi 6,2 gradi alcolici e la sua splendida beva, può far correre il rischio di cadere in “trans”.

 

 

Monasta e Gaudens del Birrificio San Biagio
Birra da stappare rigorosamente in occasioni pubbliche da quel politico cattolico che vuol ribadire la sua morale integerrima. In privato però, dismesse le vesti, la preferita diventa la Gaudens, una bionda facile facile, da bere nei festini a bordo piscina.


Punto G del birrificio BirrOne
Lo so, troppo facile.. e il pensiero vola inevitabilmente a "Lui".

 

E voi, pensate ci siano altre birre calzanti per un politico in particolare?



175 candeline per il birrificio trappista Westmalle

gennaio 22nd, 2012 inserito da Fermento Birra

Il 10 dicembre di 175 anni fa veniva servita nel refettorio dell’Abbaye Notre-Dame du Sacré-Cœur de Westmalle la prima cotta di birra prodotta all'interno dell’abbazia belga, costruito in quello stesso anno, sotto la guida dell’abate don Martins. Una data storica che ufficialmente dava il via alla storia birraria di quest’abbazia, la cui nascita "religiosa" era iniziata quaranta anni prima, nel 1794, quando tre monaci, provenienti dal monastero francese della Grand Trappe, si insediarono in una tenuta agricola (dal nome evocativo di Nooit Rust, senza posa) messa loro a disposizione vicino Malle da R. De Wolf, ricco possidente locale.


Messa a dura prova dalle ondate di violenza propagate dalla Rivoluzione Francese, l’abbazia si risolleva solo nel 1814, quando diventa il primo monastero in Belgio ad essere ricostruito dopo il turbine rivoluzionario. Nel 1836 l’abbazia viene definitivamente consacrata da Papa Gregorio XVI e il primo abate, dom Martin, viene nominato vicario generale dei trappisti in Belgio. E’ ancora oggi, Westmalle, la casa-madre dei trappisti cistercensi del Belgio, e uno dei protagonisti assoluti della produzione birraria trappistica in Belgio, con le sue birre che costituiscono delle vere e proprie pietre miliari. Brassate per i solo frati e per l’uso interno del monastero fino al 1860, cominciano ad uscire al di fuori delle mura monastiche proprio in quell’anno (Chimay aveva iniziato a fare la stessa cosa due anni prima), fino al 1918, con la produzione che aumenta di anno in anno. L’impianto venne temporaneamente chiuso per i danni provocati dall’esercito tedesco, proprio nel 1918, per riaprire nel 1921; nel 1932 i monaci depositano come marchio registrato il logo e il nome delle proprie birre, preceduto dall’appellativo “trappistenbier”e nel 1935 viene definitivamente registrato un modello di bottiglia che reca stampigliato sul collo le lettere “A” e “W”, ancora oggi usate. 


La “madre” di tutte le tripel, la Westmalle Triple, è stata brassata per la prima volta nel 1934, con la ricetta che è rimasta praticamente immutata fino al 1956. La Dubbel invece ha la propria progenitrice in una birra scura brassata fin dall’inizio della storia produttiva di Westmalle, affinatasi nella ricetta a partire dal 1921, anno in cui si comincia a produrre una birra chiamata Dubbel Brown. C’è anche la Westmalle Extra, una birra prodotta solo un paio di volte l’anno, teoricamente riservata alla sola mensa dei frati (anche se qualche bottiglia, ogni tanto, scappa fuori dalle mura), chiamata, paradossalmente, la “pils delle birre ad alta fermentazione”. Meta irrinunciabile, per chi capita in Belgio, è questa abbazia (con il Trappist Cafè che si trova proprio di fronte), che, con i suoi 120.000 hl circa di birra prodotti ogni anno è al primo posto per volumi fra i monasteri trappisti del Belgio. Per chi capitasse da quelle parti e fosse anche un appassionato collezionista, suggerirei di impegnarsi a fondo per accaparrarsi uno dei bicchieri celebrativi di questo 175° anniversario che l’abbazia ha messo in commercio: un bicchiere “unico” che non dovrebbe mancare sulla scaffalatura del perfetto collezionista birrofilo. 

 

di Alberto Laschi


Hoegaarden, arriva la versione 0 alcool

gennaio 16th, 2012 inserito da Fermento Birra

Hoegaarden senza pace, la birra e il birrificio. Un anno complicato, questo, per questa birra che tutti hanno bevuto e apprezzato fino agli anni ’90, quando, dalle mani di Pierre Celis (colui che l’aveva “resuscitata” dall’oblio) passa a quelle di Interbrew (oggi AB-InBev). Anno complicato perché, innanzitutto, è venuto meno, pochi mesi fa, lo stesso Pierre, che è morto ad Hoegaarden, dove ancora risiedeva, all’età di 86 anni. Anno complicato perché il “concetto” di Hoegaarden (e conseguentemente quello di biere blanche) ha subito un altro duro colpo, vista l’immissione sul mercato, a pochi giorni di distanza dalla morte di Pierre stesso, della Hoegaarden 0,0 in lattina, l’ennesimo “sfregio” alla tradizione delle biere blanche che Pierre Celis aveva con tanta fatica (ma anche con tanto successo) rivitalizzato.

 

 

Adesso le cose sembrano farsi ancora più complicate per questa birra-simbolo della produzione birraria belga, visto che Ab-InBev, che ne detiene la proprietà (essendo subentrata a Pierre Celis e alla De Kluis brouwerij nel 1988) non ha trovato ancora la soluzione produttiva più soddisfacente per questa birra. Nel 2006, infatti, i manager del colosso belga-statunitense, visto che i volumi produttivi della Hoegaarden negli stabilimenti di Jupille erano “al gancio” in quanto non ulteriormente espandibili, ne trasferirono la produzione a St-Pieters-Leeuw, presso gli impianti della Belle Vue. Appena un anno fecero marcia indietro, perché l’Hoegaarden, brassata da Belle Vue, non era “la stessa”, e la riportarono “a casa”, senza però risolvere alla radice il problema dei volumi produttivi. A distanza di pochi anni il problema si è riproposto: hanno ridato mandato alla Belle Vue (che già produce la Hoegaarden 0,0) di testare la produzione per la Hoegaarden Rosè, altra variante spuria della classica blanche. In molti, operai compresi, hanno letto in questa mossa la volontà di spostare nuovamente la produzione di questa birra c/o la Belle Vue, o, nella peggiore delle ipotesi, in uno dei tanti birrifici di proprietà Ab InBev sparsi non solo in Belgio. Non solo della Rosè, ma, nuovamente, anche della Blanche classica. Legittima quindi la preoccupazione degli operai, comunque rassicurati dalla proprietà; altrettanto legittima la preoccupazione dei consumatori, già duramente messi alla prova dallo stravolgimento gustativo del quale è stata vittima in questi ultimi anni, la biere blanche (una volta) d’eccellenza.

 

Perché si sa, la birra non ama viaggiare … 

 

di Alberto Laschi


Arriva Fermento Birra Magazine, la rivista dedicata al mondo della birra di qualità!

gennaio 3rd, 2012 inserito da Fermento Birra

Finalmente anche l'appassionato di birra da oggi ha la sua rivista! Con entusiasmo ed orgoglio annunciamo la nascita di Fermento Birra Magazine, la rivista cartacea dedicata completamente al mondo della birra di qualità.

 


Un bimestrale, sei numeri l'anno, pensato per essere sfogliato sia da esperti che da appassionati, ma anche da chi, incuriosito dal “rinascimento” birrario italiano, comincia a muovere i primi passi in questo effervescente mondo. Un progetto che vede coinvolti esperti rinomati, giornalisti, degustatori professionisti, chef stellati, per una rivista capace di informare senza far uso di tecnicismi, in maniera sempre fresca e fruibile, in completa sintonia con il mondo birra. 

 

Birra a 360 gradi, per dar voce ai protagonisti del settore, scovare le nuove tendenze, seguire la scena birraria artigianale, far luce su tematiche attuali. Non mancheranno le pagine dedicate all’homebrewing, per non deludere i tanti birrai casalinghi italiani e poi spazio anche alla cucina, con ricette con la birra protagonista. E ancora viaggi, le immancabili degustazioni, le principali novità dall’Italia e dall’estero, curiosità, libri, appuntamenti. Fermento Birra Magazine è una rivista realizzata da appassionati birrofili pensata per amanti della birra.

Per abbonarsi bastano pochi click! E' sufficiente collegarsi al sito, ed entrare nell'area abbonamenti per acquistare e ricevere comodamente a casa la propria copia.

Fermento Birra Magazine nasce dall’incontro tra la nostra rivista Fermento Birra, che a breve si trasformerà in network, e PubliGiovane, casa editrice romana nota nel settore per la guida “EurHop”, dedicata ai migliori luoghi birrari d’Europa e d’Italia, oltre che per l’organizzazione della crociera “Un Mare di Birra”.


Per info:
www.fermentobirramagazine.com
info@fermentobirramagazine.com


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