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Birra sulla tavola anche a Natale? Ecco come stupire (e far felici) amici e parenti

dicembre 24th, 2011 inserito da Fermento Birra

Il periodo più pericoloso dell’anno per un vero appassionato di birra arriva con il Natale. Cene in famiglia ed appuntamenti gastronomici si susseguono a ritmo serrato, ed è impossibile, dopo una lunga teoria di spremute d’uva fermentate propinate da parenti ed amici, che proprio in questa occasione festiva si scoprono tutti degli epigoni di Veronelli, che la nostra mente non vada verso l’amato nettare di Cerere. 
 
Perché non portare in tavola e far conoscere a tutti le potenzialità di abbinamento che sappiamo la birra può avere? Possiamo scegliere due strade per sorprendere i commensali con una proposta birraria.


La prima, più semplice, è quella di far sgattaiolare la birra sulla tavola imbandita, tra austeri Barolo e spocchiosi Champagne, quando questi si trovano in chiara difficoltà. Nella lunga sequenza di portate che di solito caratterizza queste maratone culinarie, spunta sempre il piatto che persino nel terzo livello dei corsi per sommelier, quello dedicato all’abbinamento, porta i docenti ad arrendersi, alzando la bandiera bianca dell’abbinamento con l’acqua (meglio della birra per un paludato sommelier!). Quindi appena spunta un salmone affumicato selvaggio che, con il Gavi portato dalla zia, si trasforma in bocca in una sensazione di chiodo arrugginito, fate saltare fuori con nonchalance una Stout, anche una Guinness in lattina, per sommo spregio, e vedrete, dopo un attimo di sconcerto, i visi illuminarsi nella prova del nuovo abbinamento. Oppure con quel misto di sottaceti, che sempre fanno capolino nella loro inabbinabilità enologica, o con un capitone in carpione di aceto (terrore di tutte le enoteche d’europa), siate coraggiosi, e stupiteli con un matrimonio di assonanze sfoderando una fermentazione spontanea citrica ed acetica che andrà magicamente a fondersi con il piatto.

E ancora, con il dolce a base di cioccolato, che fino a quel giorno aveva fatto sembrare il Pinot di Pinot (che usualmente la nonna ha acquistato nella scatola in abbinamento al Pandoro) una limonatina annacquata…assestate il colpo finale stappando una grandissima Trappista come la Rochefort 10.


La seconda strada per portare le nostre amate bottiglie spumeggianti in una tavola delle feste, è quella di seguire il vino sulla strada dell’opulenza, del packaging, del lusso per batterlo sul suo terreno, nel puro abbinamento, senza timori reverenziali!

E allora, hanno stappato un prezioso Cartizze per gli antipasti di pesce? Ecco entrare una speziata, delicata, nobile e profumatissima Blanche, che avvolgerà i commensali con i suoi effluvi gentili di coriandolo ed agrumi e gli ripulirà il palato con una freschezza inarrivabile.

Il gioco si fa duro con un secondo di cappone ripieno al quale sembra difficile non darla vinta al Brunello di Montalcino dell’odiato cognato? Mettetelo in grandissima difficoltà con la sfrontatezza dell’outsider, schierando una Double Ipa americana che con alcool, caramello, amaro piccante e prolungato, giocherà come il gatto col topo con il Sangiovese toscano.


E , ormai al culmine del furore agonistico (e sulla soglia dell’alcolismo), affrontate i simboli delle feste con grande sicurezza.

Arriva il Panettone? Cosa meglio di un Barley Wine inglese, magari ancora un po’ giovane, con la sua ricchezza alcolica e il ben percettibile residuo zuccherino?

O, addirittura, l’abbinamento mito di ogni appassionato birrario: la Stille Nacht, nettare prodotto da De Dolle nelle Fiandre Occidentali del Belgio, che al suo arrivo ogni anno puntuale, nella prima settimana di Dicembre, fa esclamare agli appassionati di tutto il mondo: “Adesso è Natale!”

Con il Panetùn (come lo chiamano nelle terre di origine) è “matrimonio d’amore” con i profumi di frutta candita che vanno a baciare in bocca il cedro e l’arancio del dolce. Finiamo con il Torrone? E siamo al superalcolico, per lo zio, felice, ma ormai arreso all’evidenza della sconfitta. Noi non demordiamo e proponiamo ancora una birra per un abbinamento insospettabilmente azzeccato, da provare. Un’alcolica, tostata, cioccolatosa e corroborante nei suoi aromi di caffè, Imperial Stout, anche nelle versioni scandinave che fanno la felicità di tani ratebeerians danesi e norvegesi.


Lasciate dunque ogni indugio e timore, correte in un beershop e… Buone Feste!!!

 

 

di Luigi D'Amelio, aka Schigi


Baladin, Lambrate, San Paolo: tre nuove birrerie in arrivo

dicembre 17th, 2011 inserito da Gabriele Triossi

Nel precedente post avevamo fatto gli auguri allo Sherwood per i suoi 15 anni, in questo invece facciamo gli auguri a tre nuovi locali, espressioni di tre diversi microbirrifici, che apriranno al pubblico in questo fine settimana. In ordine cronologico di inaugurazione:

Il primo "in bocca al lupo" va al nuovo locale firmato Baladin a Cuneo. Il "Caffé Baladin Cuneo" ha inaugurato venerdì 16 in viale Degli Angeli 25 e va ad aggiungersi alla lunga e varia lista dei “luoghi di Baladin”, che comprendono locali (il pub, il caffè, l’Open di Roma), luoghi di produzione e affinamento (la cantina, il birrificio),  locali di soggiorno (Casa Baladin e Riad Baladin) e di artigianato (Bottega Baladin).


I nostri auguri vanno ancheal Birrificio Lambrate, che sabato 17 inaugura un secondo pub in via dei Golgi 60, non lontano dalla storica sede di via Adelchi. I festeggiamenti cominceranno alle 18 con musica, birre (ovviamente presenti quelle del Lambrate) e buffet. Se il nuovo locale avrà il successo dell’altro a breve i ragazzi del Lambrate dovranno anche pensare a un ampliamento della produzione!


Per finire, un in bocca al lupo va al Birrificio San Paolo, che domenica 18 inaugurerà il suo locale a Torino in via Airasca 11. Da un punto di vista brassicolo saranno ovviamente presenti le produzioni del birrificio  più altre a rotazione, mentre dal punto di vista gastronomico l’offerta dovrebbe essere caratterizzata dalla cucina piemontese. Il locale sarà aperto da mercoledì a domenica dalle 19 alle 02.


 

Gabriele Triossi


Arriva “Birre sotto l’Albero”, it’s Christmas (beer) time!

dicembre 16th, 2011 inserito da Gabriele Triossi

Con l'arrivo delle feste è doveroso segnalare alcuni eventi di questo periodo natalizio, ma solo dopo avere fatto gli auguri e i complimenti a Nino e al suo Sherwood Pub, fresco fresco del suo 15esimo compleanno festeggiato alla grande il week-end scorso.

 

Il primo evento, a dir poco imperdibile, si svolge a Roma, sempre più capitale del movimento brassicolo nazionale. Stiamo parlando di Birre Sotto L’Albero, manifestazione interamente dedicata alle specialità natalizie italiane e non, organizzata da Bir&Fud, Ma Che Siete Venuti a Fà, due vere istituzioni tra i locali capitolini. La quinta edizione dell’evento natalizio per antonomasia si svolgerà tra i due locali sopra citati, entrambi situati in Via Benedetta (zona Trastevere) e vedrà la presenza di numerosissimi “regali” di Natale, sia in bottiglia che “on tap”, alcuni incontri guidati dal grande e instancabile Kuaska, una notizia che riguarda direttamente Fermento Birra e un’altra sorpresa che molti aspettavano. 

 

Sabato e domenica alle ore 17 all'interno delle degustazioni condotte da Kuaska al Bir&Fud sarà presentato Fermento Birra Magazine, un bimestrale tutto dedicato alla birra di qualità nato con la collaborazione di Publigiovane (già editrice di Eurhop, guida birraria all’europa), che vedrà la partecipazione di tanti nomi illustri del mondo della birra di qualità italiana; l’uscita a metà gennaio del primo numero della rivista cartacea coinciderà con il restyling del sito Fermento Birra che sarà trasformato in un network dedicato al mondo della birra. A presto tutti i dettagli su come abbonarsi!

 

Per quanto riguarda la sorpresa, è qualcosa che era già nell’aria da qualche settimana e che molti (noi compresi) attendevano con trepidazione: sabato 17 sarà presentata la seconda edizione di “Un Mare di Birra”, una crociera di 4 giorni con una selezione mostruosa di birre artigianali da tutto il mondo che già dalla sua prima edizione è entrata nel mito. L’unico imperativo è esserci, non solo per le possibilità d’assaggio che si avranno, ma anche per gustare un po’ di quello spirito goliardico e divertente che contraddistingue l’ambiente brassicolo, almeno nei suoi momenti migliori.

 

Prima di passare all’elenco da brividi delle birre presenti segnaliamo i due incontri guidati da Kuaska: uno sabato e uno domenica, entrambi alle 17. In ogni appuntamento saranno presentate quattro birre e un birrificio. Sabato: Caterpillar (Brewfist + Beer Here), Natale 2010 (Dada), Paranoid (Buskers), Krampus Riserva Strepponi 2009 (Ducato) e presentazione Birrificio del Forte; domenica 18: Gluh D’Uva (Loverbeer, servita calda), Oceania (Toccalmatto), Surreale (Birra del Borgo), Kerst Reserva (Extraomnes) e presentazione Birrificio Stavio (20 euro, prenotazioni al Bir&Fud 065894016 dopo le 17,30). E ora i fuochi d’artificio. Partiamo con il Bir&Fud, che ospiterà solo produzioni italiane: Carrobiolo 1111 (Fermentum) sia “liscia” che rifermentata, Noel (Toccalmatto), Mac Mummia liscia (Montegioco), Rurale 3y Barrel Aged (Montegioco), Xtreme (Bi-Du), Chimera (Ducato), Stella di Natale (Troll), Brighella (Lambrate), Natale 2011 (Dada), Tuscia (Turan), Noel (Baladin), Primatia (Birranova), Progressive Barley Wine (Elav), Kerst (Extraomnes), 25/12 in fusto e Imperiale in cask (Birra del Borgo), Caterpillar (Brewfist/Beer Here), Natale 2011 (Orso Verde), Christmas Duck (Olmaia), San Niccolò (Amiata), S.Genesio (Lariano). Il Ma Che Siete Venuti a Fa ospiterà invece “il resto del mondo”: Stille Nacht 2011 (De Dolle, BEL), Mike Murphy's Reserve Konrads Stout (Lervig, NOR), Before During & After Xmas (Evil Twin, DAN), Soft Xmas (Evil Twin, DAN), Zinnebir Xmas (De la Senne, BEL), Jule IPA (Beer Here, DAN), Jai Alai (Cigar City, USA), DR IPA (Kuhnhenn Brewing , USA), Tournay Noel (Cazeau, BEL), Winterkoninkske (Kerkom, BEL), Mooi & Meedogenloos Bruichladdich (De Molen, OLA), Bruin (Cnudde, BEL), Vintermörker (Närke, SVE), Avec les Bons Voeux (Dupont, BEL), Viola Sofia Barrel Aged (Grassroots, DAN), Bryghus Julebryg (Fanø, DAN), Pere Noel (De Ranke, BEL). Fuori dalla selezione prettamente invernale ci saranno Tipopils di Birrificio Italiano, Zwickel di Gaenstaller e FouFoune di Cantillon… tre cosine da nulla insomma, proprio così, per non bere dell’acqua! 

Un clamoroso assortimento di birre speciali, dai grandi classici ai nuovi produttori, di edizioni speciali e di perle di vario genere che nulla ha da invidiare ai maggiori festival al mondo.
Insomma, in caso di assenza è necessaria la giustificazione firmata!


Sempre a Roma c'è un altro appuntamento di tutto rispetto, dedicato agli amanti delle birre acide.  Da venerdì 16 a domenica 18 dicembre il 4:20 di via Portuense organizza Sour Winter Beer Festival con ben 20 birre "acide" tra cui: 3Fonteinen 40 mesi, 3Fonteinen 52 mesi, Girardin 2009, Boon 4YO, De Dolle Oerbier 2009, Struise Pannepot Wild 2010, Revelation Cat dry hop Blend 2010, Revelation Cat Unicron 2010, Revelation Cat Mad Walloper 2011
Una selezione da non perdere per chi ama il genere arricchita da Revelation Cat Sample Selection, una selezione di alcuni dei lambic del Revelation Cat che verranno utilizzati per produrre geuze nel 2012.
Info: Brasserie 4:20 - Via Portuense 82 Rome tel 0658310737 - www.brasserie420.com.
 

Per chi si trovasse a Roma già da venerdì segnaliamo Birre sotto L'Alberone al Blind Pig, quest'anno incentrato sul birrificio Toccalmatto e le sue nuove creazioni B Space Invaders, Oceania e Noel, con la presenza del patron Bruno Carilli. Oltre alle novità del birrificio di Fidenza saranno disponibili alla spina la Caterpillar (la già segnalata collaboration beer di Beer Here e Brewfist, Pere Noel (De Ranke), Jule IPA (Beer Here), Stille Nacht (De Dolle), Julebryg (Fano) e l’invernale Schwan Bock.

 

Per chi invece si trovasse nei pressi della capitale lunedì 19 segnaliamo un altro evento molto interessante che si terrà alla Birreria Taberna di Palestrina: una cena in abbinamento con le diverse versioni della ReAle di Birra del Borgo, presentate da Kuaska e del mastro birraio Leonardo Di Vincenzo (per info si rimanda all'ineccepibile Cronache di birra)

 

A Firenze, nelle giornate di venerdì 16, martedì 20 e mercoledì 21 saranno realizzati tre appuntamenti dedicati alla birre natalizie in tre differenti locali, BioBistrotBraumeister e Public House 27, in collaborazione con la nostra rivista Fermento Birra. Ogni serata si svolgerà in  un locale diverso. Si comincia venerdì 16 al BioBistrot (dalle 19 in via Pacini, traversa di via Redi): dalle 19 sarà possibile sarà possibile assaggiare alla spina la Pere de Noel, dell'ottima birreria artigianale belga De Ranke, affiancata da due birre invernali come l'Oca Giuliva, una special bitter leggermente affumicata del birrificio fiorentino Real Beer, e la Bastarda Rossa, la birra alle castagne cavallo di battaglia del birrificio Amiata. A prezzo speciale sarà possibile abbinare le birre ad alcuni piatti pensati per l'occasione. Martedì 20 sarà la volta del Braumeister (dalle 20 in via Madonna della Tosse): per l’occasione il pub allestirà due spine dedicate alle birre natalizie, saranno protagoniste della serata la 25 dodici del birrificio Birra del Borgo e la morbida N'ice Chouffe del birrificio belga Achouffe. Presente anche una selezione di birre di Natale belghe e italiane in bottiglia da apprezzare in solitaria o in compagnia del goloso tris di assaggi di dolci pensato per l'abbinamento. Concluderà il trittico degli eventi fiorentini il Public House 27 (via del Palazzuolo) che mercoledì 21 dalle 20 in poi proporrà ai suoi avventori la Christmas Duck, la creazione natalizia del birrificio Olmaia, e la25 dodici di Birra del Borgo. A tutte le serate sarà presente il nostro editore Nicola Utzeri. Per info: www.facebook.com/events/159314137504219/

 

Gabriele Triossi


St. Stefanus, una nuova birra d’abbazia per SABMiller

dicembre 12th, 2011 inserito da Fermento Birra

La birra, il Belgio e le multinazionali del settore: sembra quasi che si siamo messi d’accordo, in questi ultimi tempi, per fare a gara su chi “sfrutta” meglio il trend della birra belga, da secoli sinonimo di qualità. La settimana scorsa era stata ABInbev ad annunciare la prossima, vertiginosa espansione dei suoi Belgian Beer Cafè in America, caratterizzati da una carta delle birre esclusivamente made in Belgium (e non tutti gli estimatori della birra belga si sono sentiti rassicurati da questa notizia).

 

Adesso è la volta di SABMiller, il colosso sudafricano concorrente di ABInbev, che annuncia una importante novità birraria, sempre con il Belgio di mezzo. Una novità birraria che però non è proprio una novità, ma che costituisce comunque un importante fiore all’occhiello nel portfolio birrario della multinazionale. Lo scorso luglio SAB Miller annuncia di aver stretto un importante accordo commerciale con la storica brouwerji belga Van Steenberge di Ertvelde, per la commercializzazione, al di fuori dei confini del Belgio, della linea di birre Augustijn, uno dei brand più importanti (e lucrosi) del birrificio belga. A queste birre, lo prevede l’accordo commerciale, verrà però cambiato il nome, sul mercato extra-Belgio, e si chiameranno St. Stefanus. Perché il monastero dalle quali hanno avuto “origine” è il monastero Agostiniano di St. Stefanus di Gand, culla dell’ordine Agostiniano in Belgio, fondato nel 1295 e produttore in proprio di birra fino al 1978, quando l’allora abate cedette ricette e diritto di produzione alla Van Steenberge, ovviamente dietro un lucroso e doveroso compenso. Da allora Van Steenberge brassa la Augustijn blonde e la Augustijn Gran Cru, alle quali da poco aveva affiancato la Donker.  La “proprietà” di tutte queste birre, almeno per ora, resta nella mani di Van Steenberge, che si appoggia alla mastodontica rete commerciale di SAB Miller per incrementare volumi di vendita e profitti. 

 

Il lancio della “nuova” St. Stefanus è di questi giorni, con tanto di sito “dedicato”, molto curato nella sua veste grafica: una abbey beer, senza però il “marchio” Erkend Belgisch Abdijbier (vedi immagine) che invece certifica le birre di Emane, Maredsous, Grimbergen per fare alcuni nomi, l’unica nello sterminato portfolio birrario di SAB Miller, per la quale si usa anche il “famoso” lievito Jermanus della stessa abbazia, e che differisce dalla Augustijn Blonde per un mezzo grado alcolico in più e per la rifermentazione in bottiglia. Prossimamente sarà la volta della Gran Cru, a cambiare forma (il nome) e sostanza (forse), ma sono sicuro che anche la Donker verrà coinvolta in questa girandola.



Un altro pezzo di storia birraria sulla quale ci mette le mani una multinazionale: speriamo bene. E attenzione ai nomi..

 

 

 

Questo il video di presentazione della birra:

 


Vampire Slayer, la birra all’acqua santa ammazza vampiri!

dicembre 7th, 2011 inserito da Gabriele Triossi

Tutti sappiamo che negli USA l'ambiente brassicolo è assolutamente attivo, anzi iperattivo, e che raramente trova limiti invalicabili.

 

Oggi vi parliamo di una birra molto particolare, di un birrificio molto giovane ma che ha fatto finora molto ben parlare di sé. Si tratta della Vampire Slayer, una smoked imperial stout che il birrifico Clown Shoes ha deciso di brassare per festeggiare il proprio secondo compleanno. Come si può immaginare facilmente dal nome della brewery, i suoi realizzatori devono amare certamente di più la spensieratezza e l'allegria, piuttosto che le atmosfere cupe e melanconiche che ci porta l'ultima ventata di saghe sui vampiri; da qui l'idea di creare una birra in grado di togliere di torno questi non-morti succhiasangue. "In un'epoca piena di incertezza, di sofferenza e di persone che cercano di ostacolarci, abbiamo bisogno anche dei Vampiri? Noi di Clown Shoes diciamo "No! Muori mostro, muori!". 

 

Ma come si produce una birra ammazza vampiri? La si affina in botti di frassino? No, più semplicemente la si fa con l'acqua santa! E, visto che nessuno dei preti interpellati da Clown Shoes per benedire l'acqua della cotta ha accettato l'incarico, i ragazzi capitanati da Greg Bermann si sono visti costretti a fare scorte di acqua santa su un apposito sito. Non c'è che dire, anche questa volta dall'oltreoceano arriva qualcosa in grado di farci sgranare gli occhi.

 

Venendo agli ingredienti della Vampire Slayer, oltre all'acqua benedetta si trovano malti scuri e una buona dose di malti affumicati localmente con legno di noce americano, di faggio e di paletti ammazzavampiri. La gradazione sarà intorno ai 11% alc in volume.

Non c'è che dire, una birra da bere in una notte buia guardando uno dei mille serial/film fioriti intorno ai non morti più fascinosi delle nostre favole, magari insieme a quel vostro amico così pallido che non vi ha mai convinto tanto (se non muore, al massimo vi berrà tutta la birra!).

 

Una piccola nota a margine: tra la fine del 1600 e l'inizio del 1700, Ipswich fu al centro di numerosi processi contro le streghe, più noti come "i processi di Salem". Si vede che la sensibilità verso i temi del paranormali non è diminuita con il passare degli anni.


di Gabriele Triossi


Musica da bere: Frank Zappa, Pearl Jam, Kiss e Hanson

dicembre 6th, 2011 inserito da Gabriele Triossi

Qualche tempo fa avevamo parlato di quanto il tema brassicolo fosse presente nel mondo della musica, elencando una serie di canzoni dedicate alla nostra amata bevanda. Vogliamo tornare a parlarvi di questo connubio, ovvero di qualche dedica che il mondo della birra artigianale ha fatto alla musica e di qualche “intrusione” del mondo della musica nell’ambiente birrario.

 

Avevamo già citato la serie di birre firmate da Lagunitas Brewing e dedicate al maestro Frank Zappa: in teoria doveva essere realizzata una produzione speciale per ogni album del celeberrimo autore, il che avrebbe voluto dire un numero pressoché sconfinato di birre, purtroppo però il monumentale omaggio a Zappa si è fermato solo a cinque “pezzi unici” a causa del veto posto dalla moglie di Zappa che ha voluto ritrattare l’accordo. Queste le birre uscite: Freak Out (Apa), Absolutely Free – Kill Ugly Radio (Imperial Apa), Lumpy Gravy (American Brown Ale), We’re Only In It For The Money (Tripel), e Cruising with Ruben and the Jets (Imperial Stout).


Anche i Pearl Jam quest’anno sono stati omaggiati di una illustre dediche da parte del mondo brassicolo in occasione del loro ventennale. Dogfish Head ha infatti dedicato alla band una birra, il cui nome Faithfull è preso in prestito da una canzone dell’album Yeld. Nelle note diffuse dalla birreria e da un breve passaggio su Beer Advocate si apprende che la Faithfull Ale è una Strong Belgian Pale ale da 7% alc, caratterizzata dai lieviti con profumi fruttati e speziati. Sinceramente mi sarei aspettato qualcosa di più “made in USA” come dedica a una delle band alfiere di un suond, il grunge/hard rock, nato proprio da quelle parti e poi diffusosi in tutto il pianeta.

 

Concludiamo con due piccole segnalazioni che riguardano incursioni di artisti nel territorio brassicolo.


Il primo riguarda i Kiss: “le lingue più lunghe del metal” hanno da qualche mese cominciato a distribuire in Europa la Destroyer, una pilsner imbottigliata con il loro logo (commercializzano anche un loro vino). La birra in stile tedesco viene descritta semplicemente come "molto facile da bere", purtroppo non si trovano ulteriori descrizioni sul web; attendiamo dunque l’assaggio di qualche fan (e non).

 

La seconda segnalazione riguarda i fratelli Hanson. I tre fratelli di Tulsa, ormai tretenni,  hanno deciso di affiancare alla loro carriera di musicisti indipendenti (dal 2001 registrano i loro lavori con una propria etichetta) il mestiere di birrai. All’inizio dell’anno prossimo uscirà infatti una birra sotto il loro marchio, il cui nome non poteva essere che MMMHop! No, non è uno scherzo. Del resto la band spera di ricalcare il successo avuto con la loro canzone MMMBop che in pochi mesi li rese celebri in tutto il mondo e di riuscire con la loro birra a scaldare le papille gstative di tanti uomini così come fecero allora con i cuori di tante teen-agers. Chi sarà a produrre la birra e quale sia l’effettiva portata del loro progetto non è ancora stato reso noto.

 

Gabriele Triossi

A Firenze arriva il primo corso avanzato per diventare degustatori di birra

dicembre 5th, 2011 inserito da Fermento Birra
Finalmente anche a Firenze, piazza ancora soltanto sfiorata dal rinascimento birrario, a fine gennaio arriva un corso avanzato che vedrà protagonisti alcuni personaggi che hanno fatto la storia del movimento della birra italiano.

Per estinguere infatti la crescente sete di conoscenza nei confronti dell'affascinante mondo della birra, la nostra rivista Fermento Birra e Studio Umami hanno pensato bene di organizzare a Firenze, negli spazi della birreria Braumeister (via Madonna della Tosse/piazza Libertà), un corso avanzato per degustatori di birra avvalendosi dei maggiori esperti nazionali del settore.
 

Dedicato a chi vuole intraprendere un percorso professionale di formazione, o semplicemente a chi, appassionato, desidera sapere tutto su come degustare l'amata bevanda, il corso sarà composto da nove incontri di altissimo livello per affrontare in maniera completa la valutazione, la degustazione, il servizio e l'abbinamento della birra. La novità principale, rispetto ai corsi già realizzati in città, sarà il grado di approfondimento e l'esaustività degli argomenti trattati, oltre la caratura dei docenti coinvolti. Saranno chiamati a condurre le lezioni esperti dall'indiscusso valore come Lorenzo Dabove (Kuaska) scrittore e degustatore nei principali concorsi internazionali, Luca Giaccone, docente e curatore della Guida alle birre d'Italia di SlowFood, Alberto Laschi, blogger e docente affermato, Flavio Boero, responsabile qualità della Carlsberg Italia, Luigi d'Amelio, birraio, sommelier e giudice in concorsi nazionali, Agostino Arioli, birraio dello “storico” Birrificio Italiano, Giovanni Campari, birraio del pluripremiato Birrificio del Ducato e ancora Leonardo di Vincenzo,  birraio del rinomato birrificio laziale Birra del Borgo.
 

Ogni lezione durerà circa tre ore, suddivise tra teoria e assaggi (la domenica con orario 15-18 il lunedì con orario 20.30-23). Saranno rilasciate dispense, bicchieri da degustazione, oltre ad un attestato di partecipazione firmato dai docenti. 

Il prezzo complessivo per partecipare al corso è di 330 euro.
Posti disponibili max 30.
 

Tutti i partecipanti al corso che ne faranno richiesta potranno partecipare martedì 24 gennaio (dalle 20.30 alle 23.30) a Firenze in viale Giannotti 21 (zona Gavinana) ad una lezione propedeutica  di avvicinamento alla degustazione a cura di Nicola Utzeri, direttore della rivista Fermento Birra. Il costo di questa lezione, soltanto per i partecipanti al corso avanzato, sarà di 10 euro anziché 25 euro.


CORSO PER DEGUSTATORI DI BIRRA
Quando: 29,30 gennaio, 5,6,12,19,20 febbraio e 4,5 marzo (la domenica dalle 15 alle 18 il lunedì dalle 20.30 alle 23)
Dove: Braumeister – Via Madonna della Tosse (la birreria rimarrà chiusa durante le ore di lezione)
Costo: 330 euro comprensivo di dispense, bicchieri da degustazione e attestato di partecipazione firmato dai docenti

Info e prenotazioni:
Tel. 328.7184021
info@fermentobirra.com

 

Calendario corso avanzato per degustatori di birra

Domenica 29 gennaio dalle 15 alle 18
docente: Luca Giaccone docente e curatore della Guida alle birre d'Italia di SlowFood
Degustare una birra: le tecniche di degustazione (I parte)

Lunedì 30 gennaio dalle 20.30 alle 23.00
docente: Lorenzo Dabove aka Kuaska
Degustare una birra: le tecniche di degustazione (II parte) 

Domenica 5 febbraio dalle 15 alle 18
docente: Agostino Arioli, birraio dello “storico” Birrificio Italiano
Il rapporto tra materie prime e l'analisi sensoriale

Lunedì 6 febbraio dalle 20.30 alle 23.00
docente: Flavio Boero, responsabile qualità della Carlsberg Italia
I difetti della birra

Domenica 12 febbraio dalle 15 alle 18
docente: Alberto Laschi, blogger e docente corsi birra
Gli stili: il Belgio

Domenica 19 febbraio dalle 15 alle 18
docente: Giovanni Campari, birraio del Birrificio del Ducato
Gli Stili: Germania/Repubblica Ceca

Lunedì 20 febbraio dalle 20.30 alle 23.00
docente: Leonardo di Vincenzo, birraio del birrificio laziale Birra del Borgo
Gli stili: Regno Unito/Stati Uniti

Domenica 4 marzo dalle 15 alle 18
docente: Moreno Ercolani, birraio del birrificio l'Olmaia e Luigi d'Amelio, birraio del birrificio Extraomnes, sommelier e giudice in concorsi nazionali
Il fenomeno della birra artigianale italiana: degustazione, stili, tendenze.

Lunedì 5 marzo dalle 20.30 alle 23.00
docente: Luigi d'Amelio, birraio del birrificio Extraomnes, sommelier e giudice in concorsi nazionali
Abbinamento birra-cibo

Il colosso AbInBev lancia una nuova catena di Belgian Bar negli States

dicembre 5th, 2011 inserito da Fermento Birra

 

E’ una notizia che parte dal Belgio, che riguarda l’America, ma che coinvolge una filosofia birraria, e un modo di fare marketing (e cultura birraria). La protagonista è AbInbev, il “mostro birraio” per eccellenza, nato il 18 novembre 2008 dalla fusione del colosso birrario belga InBev con l’altro colosso americano Anheuser Busch. Una fusione che fece scalpore, per il prezzo e per i numeri: Anheuser fu acquistata da InBev il 14 Luglio 2008 per l’enorme cifra di 52 miliardi di dollari (70 $ per ogni azione); 300 le marche di birra che le due consociate, da quel momento, potevano “gestire” sul mercato birrario mondiale. Il quartier generale della società è a Lovanio (la prossima sede dello Zythos, fra l’altro), il giro d’affari è vorticoso ed imponente: 120.000 dipendenti sparsi in tutto il mondo, il 25% del mercato birrario nelle proprie mani, entrate per 36 miliardi di dollari nel 2010.

 

Un biglietto da visita importante di questo gruppo birrario (oltre che un redditizio segmento commerciale) è rappresentato dalla catena dei Belgian Beer Cafè, dei veri e propri bistrot, che ad oggi può contare su 55 punti vendita sparsi un po’ in tutto il mondo. Quattro in Belgio, diciassette nell’est europa (Bulgaria, Romania, Ucraina, etc..), altri in Giappone, molti in Australia e in Nuova Zelanda (in Italia non ce ne sono, al momento). Questi locali, gestiti in franchising, presumo, vogliono essere, per ABInbev una sorta di cartolina di presentazione del modo belga di fare birra e del modo belga di cucinare: menù con alcuni piatti tipici del Belgio, ma, soprattutto carta delle birre rigorosamente made in Belgium. Meglio, rigorosamente (com’è ovvio) made in portfolio birrario di AbInbev, “settore” Belgio. Quindi: Leffe, Stella Artois, BelleVue, Hoegaarden, Bush, Kwak, Barbar, Duvel Floris, Timmermans, Palm, Gauloise, Brigand, oltre a Chimay e Westmalle, che ABInBev distribuisce oltre i confini del Belgio. 

 

Dopo tutta questa necessaria premessa, la notizia: il gruppo birrario belga-americano ha annunciato di voler aprire, oltre i 55 già esistenti, altri 60 Belgian Beer Cafè, tutti in un solo posto, in America, nei prossimi tre, quattro anni (dei quali almeno una decina nell’area di New York/Boston). La notizia ha suscitato, in giro, più di un’alzata di sopracciglia, soprattutto dalla “parte di là” dell’Atlantico, protagonista, in questi ultimi decenni di una vera e propria rivoluzione culturale del mondo birrario, grazie al movimento dei craftbrewers e alla riscoperta del modo artigianale di fare birra. Alcuni hanno visto questo sbarco, in prospettiva, come una vera e propria intrusione, un modo di condizionare il mercato e il modo di bere delle persone; altri l’hanno interpretato come il tentativo, l’ennesimo e forse il più sfrontato, di ri-portare la birra “omologata”, “industriale” al centro dell’attenzione e dei consumi, dopo che il settore della birra artigianale, da quelle parti, ha eroso percentuali importanti di vendita ai grandi gruppi industriali. Ma soprattutto, in molti contestano il progetto sfruttando la stessa “mission” alla base del sistema-Belgian beer Cafè, che vuol essere dichiaratamente il “posto”, in giro per il mondo nel quale ciascuno può degustare una vasta gamma “of Belgian specialty beers”. La birra belga, attualmente, negli USA sta riscuotendo un grande successo: lo dimostra anche il fatto che moltissimi fra i birrifici artigianali americani, brassano le proprie birre rifacendosi alla secolare tradizione brassicola belga e ai suoi numerosissimi stili. Qualcuno teme che ABInBev voglia sfruttare questo trendy, questa buona reputazione, giocando però con carte non del tutto adeguate: molte delle 40 e più referenze birrarie presenti sulla carta delle birre dei cafè non appartengono, in effetti, al segmento delle birre “speciali”, ma piuttosto a quello delle birre più o meno industriali. Che sono effettivamente parte della storia produttiva della birra in Belgio, ma che non la rappresentano in toto, anche oggi, visto che anche in Belgio, i produttori “speciali” non mancano.  

 

E’ l’eterna battaglia fra Davide e Golia, fra chi si fa forza dei propri mezzi finanziari e della propria capacità di penetrazione sui mercati e chi vorrebbe invece che si riscoprisse che “piccolo è bello” e che si salvaguardasse il “gusto” delle cose semplici e artigianali. E’ così nel mondo della birra, attualmente; anche in Italia, in parte, viviamo una dinamica simile. Ma è così in tutto il mondo globalizzato, nel quale, quasi sempre, vince chi è più “grosso”.

 

di Alberto Laschi


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